Il 27 agosto 2026 Confindustria Serbia ha informato le imprese associate che gli autotrasportatori di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord hanno annunciato proteste comuni ai valichi di frontiera con l'Unione Europea. La data è il 14 settembre 2026: se entro quel giorno non sarà individuata una soluzione, i blocchi cominciano. È prevista anche una protesta pacifica davanti alle Delegazioni dell'Unione nei quattro Paesi.
Il nodo è il limite dei 90 giorni di permanenza consentiti nell'area Schengen ai conducenti professionali dei Paesi terzi. Secondo l'associazione PUMEDTRANS, che riunisce gli autotrasportatori di merci nel trasporto stradale internazionale, mesi di incontri con la Commissione europea non hanno prodotto una soluzione: gli autisti dei Balcani occidentali continuano ad affrontare respingimenti alle frontiere, espulsioni e divieti di ingresso.
Nella bozza della Strategia dell'UE sui visti i conducenti professionali sono riconosciuti come categoria specifica, per la quale valutare una permanenza più lunga. Il riconoscimento però è rimasto sulla carta: nessuna misura concreta è stata adottata, ed è questo scarto fra la categoria riconosciuta e la regola che resta invariata ad aver portato alla mobilitazione.
Per le imprese italiane il conto è immediato. Un autista che esaurisce i giorni disponibili è un mezzo fermo, e la manodopera dei Balcani occidentali è ormai una componente strutturale del trasporto su gomma che collega l'Adriatico all'Europa centrale: non è un segmento marginale che si possa sostituire in una settimana. Chi ha spedizioni programmate a metà settembre sui valichi serbi, bosniaci, montenegrini o macedoni farà bene a verificare per tempo con i propri vettori.
Lo stesso mese ha però offerto il segnale opposto. Il 24 agosto, a Trieste, il Presidente della Camera di commercio e industria della Serbia Marko Čadež e il Segretario generale del Western Balkans 6 Chamber Investment Forum David Piegazki hanno visitato il Segretariato esecutivo dell'Iniziativa Centro Europea, accolti dal Segretario generale Franco Dal Mas: «Trieste ha una vocazione naturale a essere ponte tra l'Europa centrale e i Balcani occidentali». Al centro del colloquio la connettività nei trasporti, nell'energia e nel digitale, come condizione dell'integrazione economica regionale.
Due letture della stessa frontiera, nello stesso agosto: una che si chiude davanti a un camion, una che si apre su un corridoio.