Focus Europa · 31.08.2026

L'Europa cerca nuovi strumenti davanti alla Cina

Al Consiglio dei ministri franco-tedesco del 17 luglio 2026 Parigi e Berlino hanno chiesto alla Commissione nuovi strumenti di difesa commerciale e una roadmap comune sulla Cina entro settembre. Il baricentro del dibattito europeo si sposta sulla politica industriale.

L'Europa cerca nuovi strumenti davanti alla Cina

Il 17 luglio 2026, al ventiseiesimo Consiglio dei ministri franco-tedesco riunito a Brühl, Francia e Germania hanno chiesto alla Commissione europea di presentare rapidamente proposte concrete per rafforzare gli strumenti di difesa commerciale, la politica industriale e il quadro europeo di sicurezza economica. Fra le ipotesi indicate figura un nuovo strumento europeo di resilienza, pensato per ridurre le dipendenze nei settori critici e strategici e per contrastare l'eccessiva concentrazione delle catene di approvvigionamento. Parallelamente, i due Paesi sostengono un utilizzo più rapido e sistematico degli strumenti già disponibili, accompagnato dalla diversificazione dei mercati di esportazione attraverso nuovi accordi commerciali.

Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno incaricato i rispettivi ministri dell'Economia, delle Finanze e degli Esteri di elaborare entro settembre una roadmap congiunta sulla Cina, destinata ad alimentare le discussioni europee dell'autunno. L'obiettivo dichiarato non è il disaccoppiamento dall'economia cinese, ma una combinazione di dialogo, de-risking e protezione dell'industria europea. Fra i temi sul tavolo: sovraccapacità produttive e sussidi cinesi, rapidità delle indagini di difesa commerciale, accesso ai mercati, trasferimenti tecnologici, preferenza e contenuto europeo negli strumenti finanziati dall'Unione, e il rapporto di cambio fra euro e renminbi. Macron ha parlato, a questo riguardo, di una «convergenza storica».

La novità principale riguarda la posizione tedesca. Nel programma per la crescita e l'occupazione adottato dalla coalizione il 2 luglio, Berlino ha annunciato una nuova strategia di politica economica esterna: applicazione più rapida e settoriale delle misure antidumping e antisovvenzioni, contrasto alle pratiche di elusione e agli squilibri geoeconomici e, in determinati settori strategici, possibilità di imporre obblighi di trasferimento tecnologico agli investitori provenienti da alcuni Paesi terzi. Il documento sostiene inoltre criteri di preferenza europea nei programmi pubblici di finanziamento e una rapida approvazione dell'Industrial Accelerator Act.

Sul piano operativo, Parigi e Berlino rafforzeranno la cooperazione sulle materie prime critiche: una tavola rotonda con le imprese sulla catena del valore dei magneti permanenti e delle terre rare, il sostegno a una piattaforma europea di intelligence mineraria e il riorientamento degli strumenti finanziari europei verso progetti lungo le catene dei metalli critici.

Il quadro è più ampio. Il 13 luglio il Consiglio Affari esteri ha approvato il nuovo documento sul contesto strategico dell'Unione, che qualifica la Russia come la minaccia più immediata e diretta per la sicurezza europea e la Cina come sfida strategica critica di lungo periodo: Pechino combina scala industriale, ambizione tecnologica e proiezione globale, e utilizza gli squilibri commerciali, il controllo delle materie prime critiche e i vantaggi tecnologici come strumenti di pressione. Il documento riconosce esplicitamente che le minacce alla sicurezza europea sono ormai anche geoeconomiche.

Per le imprese della rete il punto è concreto: il baricentro del dibattito europeo si sposta verso la politica industriale, e con esso i dossier sull'Industrial Accelerator Act, sugli strumenti di difesa commerciale, sul controllo degli investimenti esteri, sulle materie prime critiche, sugli appalti e sui criteri di contenuto europeo. Chi lavora nell'Europa centro-orientale, dove le filiere manifatturiere sono lunghe e intrecciate e spesso agganciate a fornitori extraeuropei, farà bene a seguirli da vicino.

Il dossier è tratto da «Accade all'UE», la newsletter della Delegazione di Confindustria presso l'Unione Europea.